
VI Premio Letterario Internazionale “Rainer Maria Rilke” Duino Aurisina: aperte le candidature
È aperta la partecipazione alla VI edizione del Premio Letterario Internazionale “Rainer Maria Rilke” Duino Aurisina, promosso dall’Associazione Gruppo Ermada Flavio Vidonis e da POEIN APS, con il supporto della casa editrice Vita Activa Nuova.
Nato nel 2021 per ricordare la figura di Rainer Maria Rilke e il suo legame con Duino, dove il poeta iniziò le Elegie duinesi, il Premio si distingue fin dalla prima edizione per l’attenzione alla pluralità linguistica e culturale. Sono ammesse opere poetiche in tutte le lingue, comprese quelle delle minoranze etnolinguistiche e le parlate locali, purché accompagnate dalla traduzione italiana. Il Premio valorizza così non solo la poesia contemporanea, ma anche il lavoro di traduzione e la circolazione della scrittura tra lingue e culture diverse.
La VI edizione si articola in tre sezioni:
A · LIBRO DI POESIA
Per libri pubblicati dal 1° gennaio 2016 al 30 settembre 2026, dotati di codice ISBN.
B · UNA POESIA
Per una poesia, edita o inedita.
C · RACCOLTA INEDITA DI POESIA
Per una raccolta inedita composta da un massimo di 40 poesie.
Il Premio mantiene inoltre una forte vocazione transfrontaliera, legata alla posizione di Duino-Aurisina e ai rapporti culturali con i territori del Carso italiano, sloveno e croato.
A presiedere il Premio è Christian Sinicco. Le tre giurie sono composte da Elisa Donzelli, Tatjana Rojc, Mary Barbara Tolusso e Rodolfo Zucco per la Sezione A; Loredana Bogliun, Ulisse Dogà, Elisabeth Faller, Gianpaolo G. Mastropasqua e Alexandra Zambà per la Sezione B; Ivan Crico, Giovanna Frene, Gabriella Musetti, Daniele Orso e Furio Pillan per la Sezione C.
La quota di partecipazione è di 10 euro per ogni opera. Le candidature devono essere inviate entro il 30 settembre 2026 all’indirizzo premiorilke@gmail.com, secondo le modalità indicate per ciascuna sezione.
La cerimonia di premiazione si terrà il 5 dicembre 2026 alle ore 11.00 presso il Castello di Duino (TS). L’opera vincitrice della Sezione C, Raccolta inedita di poesia, sarà pubblicata dalla casa editrice Vita Activa Nuova.




Libro vincitore del Premio Letterario Internazionale R. M. Rilke Vanedda ri risettu (Vicoli di quiete) di Patrizia Sardisco apre un dialogo tra l’idioma siciliano sorgivo e la lingua italiana della grammatica, movimentando una tensione tra due modalità della parola e della scrittura, collocandosi sulla soglia esile tra l’essere e il nominare, entrambe radicali nelle lingue vive. Sono ibridi spazi liminali, i Vicoli del titolo della raccolta, che evocano luoghi di passaggio, selciati sonori di storie, di stagioni e di voci, luoghi di attesa e di ascolto, di sosta lungo la viandanza, rifugio raccolto come dinanzi a edicole votive: una soglia tra il mondo dei vivi e quello dei morti in cui la poesia bilingue è trasloco e ritorno a una lingua che nomina, risorgente, dalle più illuminanti profondità del tempo.

Questa raccolta poetica di Sergio Rotino accoglie testi scritti in diversi tempi e accompagna l’autore da molti anni, seguendo una sorta di fil rouge sotterraneo ma periodicamente emergente come «traccia mnestica», con tutte le dovute cautele riguardanti l’operatività della memoria. Si configura come una scelta di ordinamento di materiali difficili e pregnanti in complesso equilibrio, non a caso le prime parole del testo iniziale, «aprire la pandetta ci tocca», fanno emergere un desiderio di ordine e registrazione, un compito, finalmente, da portare avanti in questo preciso tempo. Non è un lavoro soltanto ordinativo, si avvertono le incertezze del percorso, le problematicità dell’operazione. Anche il titolo: Fine della biologia, può dare adito a letture differenti: fine come conclusione, chiusura definitiva di un rapporto, o finalità dello stesso. E si tratta, evidentemente, della radicalità dell’essere umano maschile nei suoi rapporti interiorizzati con la struttura archetipica del pater/patria nella concezione estesa del lemma. Un tema arduo, che l’autore affronta in numerosi passaggi per circoscrivere il lascito ricevuto, e pervenire a «comporre un addio lungo, faticoso, ma definitivo», che può consentire al soggetto una autonomia cosciente.
Roberto Dedenaro ritorna alla poesia dopo 19 anni, con un libro efficace e profondo che riprende i suoi temi pregnanti: il Carso e il rapporto con la varietà del paesaggio, lo sguardo attento rivolto alle cose anche minime, l’osservazione dell’umanità che vive sui confini, le lingue diverse che si intrecciano nella vita quotidiana, il tempo e i cambiamenti nelle relazioni umani e nella natura. Con ironia e sguardo partecipativo racconta il territorio in cui vive mostrandone le contraddizioni, i drammi della storia, i miti che sembrano radicati nelle culture antiche, le aspettative della gente comune che condivide uno spazio ricco di sfumature vive e distanze lessicali che aprono all’abbondanza delle percezioni. La sua non è una poesia prettamente emozionale ma si muove sul piano della conoscenza, dell’indagine accurata e della distanza necessaria al compito critico. Eppure il tono è domestico per la lunga frequentazione, la parola risulta efficace nelle riflessioni esistenziali che connotano una condizione umana condivisa oltre le differenze, la marginalità dei territori si fa centro negli spazi vissuti e nelle relazioni che vivono tra le differenze, come in nuove dimensioni e attitudini dell’abitare.