
Una pagina intera nella sezione Cultura e Spettacoli di domenica 14 giugno, firmata Giulia Basso per la rubrica «Gli autori dimenticati», restituisce la figura di Willy Dias: pseudonimo maschile dietro cui Fortunata Morpurgo — triestina, nata nel 1872 da padre ebreo e madre cattolica — entrò in un giornalismo di fine Ottocento che alle donne lasciava solo la porta laterale, quella del falso nome.
Quella di Dias è una vita tenuta su due tavoli: da un lato oltre cinquanta romanzi rosa, dall’altro un giornalismo militante che la portò dalle pagine del Caffaro a quelle dell’Unità, dove la sua rubrica di posta appassionò migliaia di lettrici e dove scrisse di emancipazione femminile. Cresciuta irredentista, contestò il fascismo che la punì licenziandola; a settantaquattro anni fu eletta in Consiglio comunale a Genova. Lungo il racconto sfilano gli incontri che fanno storia — Joyce, che a Trieste le dava lezioni d’inglese, Kafka conosciuto a Gorizia — e una verità che l’articolo non addolcisce: il suo oblio fu una rimozione politica, non un difetto di talento.
Ed è qui che entriamo noi. Viaggio nel tempo, il memoir che mancava dalle librerie dal 1958, torna oggi grazie a Vita Activa Nuova (2025, pp. 268, € 16), con le note di Martina Gubertini. Vederci citate come VAN in queste pagine è il riconoscimento del lavoro che ci definisce: rimettere in circolo le voci di chi è stata scritta fuori dal canone, una alla volta, finché tornano leggibili.
Il libro lo trovate in edicola. La pagina, qui sotto. 👇
















