
Fabiana Martini, autrice del volume Il governo delle donne. Viaggio tra le amministratrici locali italiane, é stata intervistata nell’ambito di WE FRAME PROJECT.
Amanda Rosso ha tradotto dall’inglese l’intervista.
Potete leggere la versione originale dell’articolo qui.

Fabiana Martini è una giornalista. Dal 2000 al 2010 ha diretto il settimanale Vita Nuova, diventando la prima donna laica a guidare una testata religiosa in Italia. Dal 2011 al 2016 è stata vicesindaca di Trieste.
Oltre a scrivere, si occupa di formazione sui temi delle migrazioni, delle pari opportunità e dell’hate speech, e di comunicazione sui temi dell’infanzia, della salute mentale e della violenza contro le donne. È portavoce dell’associazione “Articolo 21” in Friuli Venezia Giulia e segretaria della giuria del Premio Giornalistico Internazionale Marco Luchetta.
Nel 2022 ha scritto il libro Il governo delle donne. Viaggio tra le amministratrici locali italiane (Vita Activa Nuova).
Qual è uno dei tuoi primi ricordi legati al femminismo?
Credo che il mio primo ricordo legato al femminismo risalga a un episodio raccontato dalla mia insegnante delle scuole medie.
Hai scritto un libro sulle donne nei ruoli politici in Italia. Che cosa hai scoperto? Hanno qualcosa in comune?
Ho scoperto che la politica è molto sessista, che ci sono ancora pochissime donne in politica e che pagano un prezzo altissimo semplicemente per il fatto di essere donne, indipendentemente dal partito a cui appartengono: per esempio sono, molto più degli uomini, bersaglio di attacchi online e offline e il loro impegno ha conseguenze serie sulla loro vita privata.
Quanto a ciò che le donne in politica hanno in comune, sono molto concrete, orientate agli obiettivi, consapevoli della necessità di dimostrare di essere all’altezza, meno inclini a farsi influenzare dal consenso.
Sei spesso costretta a fermarti, a fare deviazioni per qualche emergenza, a sopportare sguardi giudicanti o lezioni da chi ti dice che dovresti stare a casa, oppure insulti da chi ha qualcosa da ridire sul tuo abbigliamento. Ogni tanto passa un autobus, ma non si ferma perché non ti vede: è progettato per gli uomini, come tutto il resto, e infatti gli uomini salgono e partono, mentre tu comprensibilmente ti chiedi perché ti sia data tanto da fare e pensi che ci sarà un motivo se siete così poche, se a 76 anni dalla concessione del voto alle donne solo il 15% dei comuni italiani è guidato da donne, se nessuna città con più di 200.000 abitanti ha una donna al comando, se nei 26 capoluoghi di provincia andati al voto nel giugno 2022 solo 15 dei 60 candidati sindaco erano donne.
Qual è oggi la sfida più grande per il femminismo?
Eliminare la violenza contro le donne resa possibile dalla società patriarcale: essere vive è il presupposto dell’uguaglianza.
Al punto che forse la cosa più frustrante di questi primi due anni è stata essere scambiata per la segretaria quando si convoca il tavolo delle categorie economiche. Non per una questione personale, ma perché dimostra quanta strada ci sia ancora da fare verso le pari opportunità. [Flavia Marzano]
E quale sarà la sfida più grande domani?
Fare in modo che nascere donna non sia uno svantaggio.
Anversa è convinta che si debba lavorare, da un lato, con le ragazze che, come le loro madri e nonne, hanno poca fiducia in se stesse: pur sapendo che la conciliazione tra lavoro e vita privata resta un problema, bisogna dire loro: “Valete, potete farcela”; e dall’altro con i ragazzi, per superare la rigida divisione dei ruoli. “La mia generazione è ormai bruciata: resta l’idea che le donne debbano seguire gli uomini (io stessa l’ho fatto) e che debbano stare al loro fianco, mai davanti. Ho grandi speranze nelle giovani donne di oggi.” [Elisabetta Anversa]
Tre nomi di donne che, secondo te, hanno fatto la storia del femminismo
Carla Lonzi, Susan Sontag, bell hooks
C’è qualcosa che vorresti dire e che non ti abbiamo chiesto?
Piuttosto che concentrarci solo nel denunciare la mancanza di donne in politica e le difficoltà che affrontano, dovremmo mettere in luce le loro competenze e i loro risultati, spostando la narrazione da una focalizzata sull’aspetto fisico e sull’eccezionalità.
Questa intervista é parte di WP1 | T.1.2. PRODUCTION OF ORIGINAL MULTIMEDIA CONTENTS: RESEARCH, STUDIES, ARCHIVAL MATERIALS, TESTIMONIES OF WITNESSES

