
Raminga nella vita, dimenticata dalla storia editoriale ma non dalla memoria di chi continua a cercarla: è uscito in questi giorni, sulle pagine culturali de Il Piccolo, un ampio articolo di Giulia Basso dedicato a Pia Rimini, scrittrice triestina che la critica del suo tempo non esitò a paragonare a Moravia e che morì deportata ad

Auschwitz nel 1944. L’articolo ne ripercorre la vicenda umana e letteraria — la maternità fuori dal matrimonio rivendicata pubblicamente, la scrittura fisica e sinestetica, le donne in fondo alla piramide sociale che popolano i suoi racconti — e ricorda come la nostra casa editrice abbia contribuito a riportarla ai lettori: nel 2016 Vita Activa l’ha raccolta, insieme ad altre quattro scrittrici dimenticate, nell’antologia Oltre le parole, curata da Gabriella Musetti, e più di recente readerforblind ha ripubblicato L’amore muto, con prefazione di Giulia Caminito, mentre Il giunco è tornato in circolazione in ebook.
Ma Pia Rimini, come sottolinea l’articolo, non è un caso isolato. Nel riquadro dedicato alle “colleghe oggi obliate” compare anche Willy Dias, pseudonimo di Fortuna Morpurgo (Trieste 1872 – Genova 1956), scrittrice e giornalista che fu tra le protagoniste del fermento culturale triestino a cavallo del Novecento: un tempo famosa, oggi quasi sconosciuta, è stata anch’essa ripubblicata da Vita Activa, in un lavoro di riemersione che è il cuore del nostro progetto editoriale. Perché di scrittrici come Rimini e Dias — figure importanti del panorama intellettuale del loro tempo, finite poi nell’oblio — Trieste ne ha date molte, e restituirle agli scaffali e agli archivi non è soltanto un’operazione di recupero: è un modo di riscrivere, con maggiore giustizia, la storia letteraria di una città e di un secolo.

