
Esiste una città abitata da voci che non parlano. Le case sono incrinate, hanno stanze gelide, porte scardinate, sgabuzzini chiusi a chiave, muri che trattengono segreti. Negli angoli, ricordi che non devono oltrepassare la soglia. È la patria delle bambine mute, dove s’impara a ingoiare ogni suono. Se però ti metti in ascolto, c’è una verità che preme per uscire. Sillabario del Silenzio è un’opera corale che raccoglie voci di scrittrici chiamate a misurarsi con un nucleo comune: l’infanzia violata. Abusi sessuali, violenze psicologiche, sopraffazioni affettive, tradimenti del legame primario, vissuti quasi sempre all’interno dello spazio domestico, là dove la protezione dovrebbe essere garantita. La voce protagonista di ogni racconto è quella di una bambina di volta in volta differente, che attraverso frammenti di memoria e un timbro infantile irriducibile, tratteggia con la potenza eversiva di ogni rivelazione l’altro lato dell’infanzia, quello immerso nell’oscurità. Il silenzio evocato dal titolo non è un vuoto, ma una presenza costante e ingombrante. È il vero protagonista del libro. È la forma che assume la ferita quando non trova un linguaggio condivisibile. È la materia con cui queste scrittrici lavorano, scavando su una superficie di significati offuscata, segnata da strappi, bruciature, per rinominarla.
Titolo: Sillabario del silenzio. Lettere dalla città delle bambine mute
Autrici: Monica Guerra, Ksenja Laginja, Cinzia Marulli, Marta Parisi, Silvia Rosa, Laura Scaramozzino, Anna Tabbia
Postfazione: Alexandra Zambà
Edizione: Vita Activa Nuova luglio 2026
Collana: Tracce
Pagine: 296
Prezzo: € 18.00
ISBN 9791280771438


Curata e introdotta da Anna Calligaris e Liviana Gazzetta, con la prefazione di Raffaella Sarti, Presidente della Società Italiana delle Storiche (SIS), e Marina Sbisà, Presidente della Società Italiana per le Donne in Filosofia (SWIP Italia), questa raccolta di saggi ha origine dal Convegno Professoresse di filosofia: i primi cento anni (1922-2022), organizzato dalle due Società nell’aprile 2022, nella ricorrenza dei cent’anni dalla prima donna docente di ruolo di filosofia nella scuola italiana. Il volume è ricco di saggi di diversa impostazione: si va dalla ricostruzione storica dell’accesso all’insegnamento della filosofia da parte di donne, alla documentazione di percorsi biografici che permettono di cogliere che cosa significasse, concretamente, essere una professoressa di filosofia in contesti maschili dominati da pesanti pregiudizi, nell’Italia di inizio Novecento, nell’Italia fascista, e ancora in quella repubblicana. Sono presenti anche analisi critiche, riflessioni filosofiche ed esperienze di insegnamento femministe. Ne emerge un affresco sfaccettato e molteplice, che non solo colma una lacuna nell’ambito degli studi di storia dell’istruzione e di genere, ma interroga anche il significato del “fare filosofia al femminile”. Il volume, infatti, non si limita a documentare un percorso storico, ma ne propone una chiave interpretativa, invitando a ripensare il ruolo delle donne nella costruzione del sapere filosofico e cercando di offrire indicazioni alle nuove generazioni di studiose e studiosi.
Libro vincitore del Premio Letterario Internazionale R. M. Rilke Vanedda ri risettu (Vicoli di quiete) di Patrizia Sardisco apre un dialogo tra l’idioma siciliano sorgivo e la lingua italiana della grammatica, movimentando una tensione tra due modalità della parola e della scrittura, collocandosi sulla soglia esile tra l’essere e il nominare, entrambe radicali nelle lingue vive. Sono ibridi spazi liminali, i Vicoli del titolo della raccolta, che evocano luoghi di passaggio, selciati sonori di storie, di stagioni e di voci, luoghi di attesa e di ascolto, di sosta lungo la viandanza, rifugio raccolto come dinanzi a edicole votive: una soglia tra il mondo dei vivi e quello dei morti in cui la poesia bilingue è trasloco e ritorno a una lingua che nomina, risorgente, dalle più illuminanti profondità del tempo.
In questa nuova edizione del volume, arricchita da numerosi contenuti, Marta Albertini, pronipote di Lev Tolstoj, ricostruisce le figure della bisnonna Sof’ja Andreevna, della nonna Tat’jana L’vovna Tolstaja e della madre Tat’jana Michajlovna Suchotina, nipote prediletta del grande scrittore, andata sposa a Leonardo Albertini, figlio di Luigi Albertini, fondatore e direttore del Corriere della Sera.